Il carnevale emiliano: tradizione e maschere

Il Carnevale è una festa dalle origini antichissime: infatti si è sviluppata a partire dai Saturnali dell’Antica Roma e con il cristianesimo è diventato l’evento che segnava l’inizio del digiuno quaresimale. In Italia, nel corso dei secoli, sono nate e si sono diffuse varie Maschere del Carnevale, riprese dai tipi umani dei burattini, della Commedia dell’Arte e del Teatro buffonesco. Alcune figure sono presenti su tutto il territorio italiano, altre sono tipiche di alcune Regioni specifiche.

In Emilia Romagna le Maschere carnevalesche tradizionali sono legate alla storia e alle caratteristiche di questa zona. Uno dei più importanti Carnevali emiliani è quello di Cento, storico ma gemellato con il Carnevale di Rio de Janeiro. Tuttavia la festa mantiene ancora i suoi caratteri tradizionali.

le-due-querce-balanzoneBALANZONE – Uno dei protagonisti è Balanzone, la Maschera più conosciuta del Carnevale emiliano. Originario di Bologna, si caratterizza per il fisico robusto e l’aspetto da gaudente. Il suo nome deriva dalla parola dialettale balanza (grande bilancia) a simboleggiare la giustizia e gli studi giuridici che hanno reso famosa l’Università di Bologna. Infatti Balanzone simboleggia il più antico ateneo d’Europa, tanto da vestire la divisa dei suoi professori.

SGANAPINO – Invece il personaggio Sganapino Posapiano Squizzagnocchi è stato inventato dal burattinaio Augusto Galli nel 1877: ingenuo, semplice e simpatico, ha un naso molto lungo e porta con sè la scopa Carolina, usata per difendersi. Sganapino è la spalla di Fagiolino Fanfani, nato come burattino e proveniente dal sottoproletariato urbano della Bologna ottocentesca. Il suo nome sta a indicare la sua povertà perché i fagioli erano un piatto comune tra le persone che non potevano permettersi di meglio. Appare sempre sporco e affamato.

TASI – Nel Carnevale di Cento domina la Maschera Tasi, che porta una volpe bianca al guinzaglio e amante del vino, tanto da preferirlo alla sua stessa moglie. Durante la festa la maschera cittadina viene bruciata su un falò dopo aver letto il testamento di Luigi Tasini, il personaggio storico da cui è stata tratta.

SANDRONE – Infine rappresenta Reggio Emilia Sandrone, simbolo del contadino grossolano e ignorante, ma astuto e simpatico, che cerca di apparire più istruito di quanto sia. Si caratterizza per suo berretto da notte a righe bianche e rosse e per parlare in un divertentissimo mix di dialetto romagnolo e italiano.

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